Author Archives: Avv. Marco Trasacco

Il datore di lavoro non è responsabile quando l’infortunio del lavoratore avviene per un comportamento abnorme di quest’ultimo

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Avv. Marco Trasacco | In tema di responsabilità omissiva del datore di lavoro per infortunio mortale del lavoratore, l’esclusione della causalità di cui all’art. 41, comma 2 c.p. per un fatto colposo del lavoratore è limitata ai casi di condotta abnorme del medesimo. Il comportamento del lavoratore va ritenuto abnorme allorquando, pur rientrando nelle mansioni che gli sono state attribuite, consista in azioni od omissioni radicalmente, ontologicamente, lontane dalle ipotizzabili – e quindi prevedibili – scelte, anche imprudenti, di un lavoratore nell’esecuzione del lavoro, con conseguente esonero da responsabilità del titolare della posizione di garanzia (Cassazione penale sez. IV, 29/03/2018, n.31615)

La truffa si consuma nel luogo e nel tempo in cui la vittima ha versato il denaro sulla postepay

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Avv. Marco Trasacco | Nel delitto di truffa, quando il profitto è conseguito mediante accredito su carta di pagamento ricaricabile (nella specie “postepay“), il tempo e il luogo di consumazione del reato sono quelli in cui la persona offesa ha proceduto al versamento del denaro sulla carta, poiché tale operazione ha realizzato contestualmente sia l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente, che ottiene l’immediata disponibilità della somma versata, e non un mero diritto di credito, sia la definitiva perdita dello stesso bene da parte della vittima (Cassazione penale , sez. I , 17/10/2018 , n. 49988).

Mantenimento per il figlio minore, la disoccupazione non è una giustificazione

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Avv. Marco Trasacco | Lo stato di disoccupazione non rende meno grave la condotta del genitore che non provvede a versare quanto stabilito dal Giudice Civile per il mantenimento del figlio minore per cui lo stesso, per ciò solo, non evita la condanna per “violazione degli obblighi di assistenza familiare” (Corte di Cassazione, sentenza n. 54647 / 2018).

Bancarotta fraudolenta e responsabilità della c.d. testa di legno

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Avv. Marco Trasacco | In tema di bancarotta fraudolenta, mentre con riguardo a quella documentale per sottrazione o per omessa tenuta in frode ai creditori delle scritture contabili, ben può ritenersi la responsabilità del soggetto investito solo formalmente dell’amministrazione dell’impresa fallita (cosiddetto “testa di legno”), atteso il diretto e personale obbligo dell’amministratore di diritto di tenere e conservare le suddette scritture, non altrettanto può dirsi con riguardo all’ipotesi della distrazione, relativamente alla quale non può, nei confronti dell’amministratore apparente, trovare automatica applicazione il principio secondo il quale, una volta accertata la presenza di determinati beni nella disponibilità dell’imprenditore fallito, il loro mancato reperimento, in assenza di adeguata giustificazione della destinazione a essi data, legittima la presunzione della dolosa sottrazione, dal momento che la pur consapevole accettazione del ruolo di amministratore apparente non necessariamente implica la consapevolezza dei disegni criminosi nutriti dall’amministratore di fatto (Cassazione penale sez. V, 17/09/2018, (ud. 17/09/2018, dep. 18/10/2018), n.47521).

Le riprese delle telecamere di sorveglianza private costituiscono una prova

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Avv. Marco TrasaccoLe telecamere di sorveglianza private possono fornire prove per il processo penale . I video, prodotti da impianti di videosorveglianza privata installati sui immobili di proprietà, possono essere utilizzati in giudizio quale legittima prova anche se riprendono l’ingresso, il cortile e i balconi del domicilio di terzi (Cassazione penale, sez. IV, 17/07/2018, n. 39293).

Tentato omicidio, la gelosia non è futile motivo, va esclusa l’aggravante

omicidio aggravante gelosia

Avv. Marco Trasacco | La circostanza aggravante dei futili motivi sussiste ove la determinazione criminosa sia stata indotta da uno stimolo esterno di tale levità, banalità e sproporzione, rispetto alla gravità del reato, da apparire, secondo il comune modo di sentire, assolutamente insufficiente a provocare l’azione criminosa e da potersi considerare, più che una causa determinante dell’evento, un mero pretesto per lo sfogo di un impulso violento (nel caso in esame, a fondamento del litigio dell’imputato con la persona offesa vi era la gelosia per la propria compagna, di cui la persona offesa dal reato era l’amante. E non può considerarsi motivo abbietto o futile la sola manifestazione di gelosia, dato che essa non è espressione di per sé dello spirito punitivo nei confronti della vittima considerata come propria appartenenza – Cassazione penale sez. I 06 luglio 2018 n. 49129)