Maltrattamenti in famiglia – Violenza domestica

omicidio aggravante gelosia

Lo STUDIO LEGALE è particolarmente attento alle problematiche che nascono nel corso della vita familiare e, nello specifico, alla tutela giuridica delle vittime di stalking, maltrattamenti e violenze nell’ambito di un contesto familiare.
In particolare, lo STUDIO si propone di assistere, sia in ambito civile che penale, tutte le vittime di tali gravi reati consentendo alle stesse, anche per il tramite del Gratuito Patrocinio, di accedere alla Giustizia per vedersi riconosciuti i propri diritti e, nel caso, per denunciare tali crimini al fine di evitare il ripetersi o il protrarsi di condotte violente.

DELITTI INTRAFAMILIARI | VIOLENZA DOMESTICA

L’Avv. MARCO TRASACCO è particolarmente impegnato nei cosiddetti delitti intrafamiliari ovvero di quel fenomeno che riguarda ogni forma di abuso fisico, psicologico, sessuale ed ogni comportamento comunque coercitivo esercitato per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare.

Ai tradizionali reati di violenza domestica (percosse, lesioni, ingiurie diffamazione, sequestro di persona, atti persecutori, violenza sessuale, omicidio), recentemente, il legislatore ha introdotto nuove figure di reato come quella di stalking, ovvero atti persecutori ed ha modificato fattispecie esistenti come quella dei maltrattamenti in famiglia e del Femminicidio (vedi recente introduzione del c.d. “Codice Rosso”).

Le vittime di tali gravi reati possono partecipare al processo penale, chiedere l’applicazione nei confronti del loro aggressore di misure cautelari, richiedere ed ottenere la condanna degli imputati alle pene di giustizia e al risarcimento del danno attraverso la costituzione di parte civile.

DIRITTO DI FAMIGLIA

Lo Studio, inoltre, ha esperienza nei giudizi di separazione e divorzio, nel settore del diritto di famiglia, offrendo assistenza anche innanzi al Tribunale per i Minorenni ed, in materia di rapporti patrimoniali tra coniugi o conviventi e di mantenimento dei figli.

Ambiti di intervento:

  • separazione giudiziale
  • separazione consensuale
  • divorzio
  • nullità \ annullamento matrimonio
  • revisione delle condizioni di separazione e divorzio
  • riconciliazione dei coniugi separati
  • controversie relative alle convivenze more uxorio
  • accordi di convivenza
  • convivenze e unioni civili : le possibili tutele dei partner non sposati
  • regime patrimoniale legale della famiglia
  • accordi matrimoniali
  • le questioni patrimoniali relative alla comunione e ai beni acquistati in comune
  • il diritto agli alimenti per l’ex coniuge
  • l’assegnazione della casa familiare
  • l’affidamento dei figli ed il loro mantenimento
  • ordini di protezione contro gli abusi familiari
  • filiazione naturale
  • adozioni
  • affidamento minori
  • interdizione, inabilitazione e amministrazione di sostegno
  • stalking a danno dell’ex partner
  • mobbing familiare
  • decadenza dalle responsabilità (potestà) genitoriale

GRATUITO PATROCINIO IN MATERIA DI FAMIGLIA

L’Avv. MARCO TRASACCO è iscritto nelle liste degli Avvocati abilitati alle difese per il patrocinio a spese dello Stato (Gratuito Patrocinio) presso i Tribunali di Santa Maria Capua Vetere, Napoli, Napoli Nord (Aversa), Nola ed altro.

Il nostro ordinamento giuridico ha statuito che sono sempre ammessi di diritto al Gratuito Patrocinio – qualunque sia il reddito, anche se superiore al limite di reddito complessivo di 11.528,41 euro – tutte le vittime di reati di stalking, maltrattamenti in famiglia, pratiche di mutilazioni degli organi genitali, violenza sessuale, violenza sessuale di gruppo, atti sessuali con minorenni, reati commessi ai danni di minori.

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Ulteriori approfondimenti della materia.

La violenza domestica è un fenomeno molto diffuso che riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale e varie forme di comportamenti coercitivi esercitati per controllare emotivamente una persona che fa parte del nucleo familiare.
Può portare gravi conseguenze nella vita psichica delle donne, degli uomini e dei bambini che la subiscono perché può far sviluppare problemi psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima, disturbo post-traumatico da stress e molti altri.
Le condizioni di chi subisce la violenza sono tanto più gravi quanto più la violenza si protrae nel tempo, o quanto più esiste un legame consanguineo tra l’aggressore e la vittima.
Le conseguenze della violenza domestica protratta nel tempo lasciano segni anche sul piano relazionale perché le vittime che la subiscono spesso perdono il lavoro, la casa, gli amici e le risorse economiche di sostentamento.
Il fenomeno della violenza domestica risulta essere diffuso in tutti i paesi e in tutte le fasce sociali; gli aggressori appartengono a tutte le classi e a tutti i ceti economici, senza distinzione di età, razza, etnia.
Le vittime sono uomini, donne e bambini che spesso non denunciano il fatto per paura o vergogna.
E’ necessario prima di tutto imparare a riconoscere i comportamenti tipici dell’abusante.
Chi commette ripetutamente azioni violente fra le mura domestiche di solito ha un unico obiettivo: desidera porre la sua vittima in uno stato di “sudditanza” perché vuole sentirsi potente e perché esercitare azioni di comando e di controllo su un membro della famiglia lo fa sentire appagato e sicuro di sé.
Chi abusa:
– controlla i movimenti, i progetti e le attività della vittima generando isolamento sociale;
– spesso distrugge cose e oggetti ai quali la vittima tiene particolarmente;
– in situazioni sociali, come nei locali pubblici o in ambienti all’aperto frequentati da altre persone, cerca in tutti i modi di umiliare pubblicamente la vittima;
– spesso accompagna alle violenze fisiche minacce verbali, parole che hanno un forte senso dispregiativo finalizzate a far sentire la vittima “invisibile” e che portano a ridurre l’autostima. Frasi tipiche possono essere: “Sei una stupido/a”, oppure “Non capisci niente”, “Non sei intelligente” oppure “Non fai mai niente che possa andare bene!”;
– teme l’autonomia della vittima;
– rinforza nella vittima comportamenti servili ripetendole che lui/lei è la persona che comanda nel nucleo e che per questo deve essere sempre rispettato/a;
– usa i figli per raggiungere i suoi scopi minacciando di portarli via qualora la vittima manifestasse la volontà di lasciare la casa.
Nelle storie raccontate dalle vittime di violenza domestica, si apprende che la vittima nel tempo impara a “sopportare” eventi orribili, iniziando così a soffrire di problemi psichici che la spingono alla chiusura e ad una riduzione drastica della sua personale autostima ossia ad avere un atteggiamento eccessivamente critico verso se stessa e a sentirsi costantemente insoddisfatta delle proprie qualità.
Prima di tutto la vittima deve rendersi conto che quello che sta accadendo fra le mura domestiche è un reato.
In caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche.
E’ importante individuare testimoni, recarsi sempre in Ospedale per far refertare le lesioni subite e, ove possibile, documentare in altro modo, anche attraverso registrazioni, le aggressioni e le violenze sia fisiche che morali.

TUTELA IN SEDE PENALE

La violenza fisica e psicologica può essere legata a forme di reato punite dal Codice Penale ed in particolare:
art. 570 e 570 bis – Violazione degli obblighi di assistenza familiare ed economica;
art. 571 – Abuso dei mezzi di correzione o di disciplina;
art. 572 – Maltrattamenti in famiglia o verso fanciulli;
art. 575 – Omicidio;
art. 580 – Istigazione o aiuto al suicidio;
art. 581 – Percosse;
art. 582 – Lesione personale;
art. 583 bis -Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili;
art. 595 – Diffamazione;
art. 605 – Sequestro di persona;
art. 609 bis -Violenza sessuale;
art. 609 octies -Violenza sessuale di gruppo;
art. 610 – Violenza privata;
art. 612 – Minaccia;
art. 612 bis – Atti persecutori (stalking);
art. 616 – Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza;
art. 617 – Cognizione, interruzione o impedimento illeciti di comunicazioni o conversazioni telegrafiche
o telefoniche;
art. 617 bis -Installazione di apparecchiature atte ad intercettare od impedire comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche;
art. 660 – Molestia o disturbo alle persone.
In ambito penale è importante tenere presente che il giudice, in presenza dei necessari presupposti, può emettere nei confronti dell’indagato o imputato sia le misure cautelari che le pene accessorie che seguono di diritto le pene principali irrogate a seguito di condanna nei confronti dell’autore della violenza.
Le misure cautelari personali consistono in limitazioni della libertà personale (fisica) o della sfera giuridica dell’individuo, disposte da un giudice per finalità di cautela processuale, anche nella fase investigativa.
In tema di violenza familiare, prima dell’introduzione della nuova misura cautelare ex art. 282-bis c.p.p., la misura più idonea ad evitare la reiterazione delle violenze era il divieto di dimora (ex art. 283 c.p.p. comma 1) – L’articolo 283 c.p.p. così recita: “con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive all’imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede.” Come si legge testualmente, il divieto di dimora consiste nella proibizione di dimorare in una determinata località (Comune o sua frazione) e quindi nella prescrizione di non accedervi, senza preventiva autorizzazione del giudice. Al di fuori di tale ambito territoriale, la persona sottoposta a tale misura gode di piena libertà di circolazione. Il divieto di dimora, in conformità del principio di personalizzazione delle misure, deve essere armonizzato con le esigenze d’alloggio, di lavoro e di assistenza dell’imputato, salvaguardandole ove possibile.
La nuova misura dell’allontanamento dalla casa familiare (art. 282-bis c.p.p.), introdotta con la legge 5 aprile 2001, è molto più specifica e diretta nell’individuare il fine della misura medesima, ovvero “l’incolumità della persona offesa”, e le modalità della sua applicazione, ovvero le necessarie limitazioni alla libertà di locomozione dell’imputato o dell’indagato.
Le misure interdittive, a differenza di quelle coercitive, incidono non tanto sulla libertà fisica dell’imputato, quanto piuttosto sulle attività che ne costituiscono la proiezione esterna. La loro applicazione priva la persona soltanto della possibilità di svolgere determinate funzioni, attività o professioni (sospensione dall’esercizio della potestà dei genitori ex art. 288 c.p.p. ).

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