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Violenza domestica: figlio naturale, ora possibile l’allontanamento dalla casa familiare anche per lesioni lievissime

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Avv. Marco Trasacco | Possibile applicare l’allontanamento dalla casa familiare nei confronti di chi sia imputato o indagato anche per lesioni volontarie lievissime commesse nei confronti di figli naturali, discendenti o ascendenti in generale, nonché del coniuge, anche separato o divorziato, dell’altra parte dell’unione civile e del convivente in modo stabile con cui la vittima abbia un rapporto affettivo (Corte Costituzionale con la sentenza 14 dicembre 2018, n. 236).

Possono configurare reato (art. 572 c.p.) anche i maltrattamenti posti in essere dal marito nei confronti dell’ex moglie

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Avv. Marco TrasaccoMaltrattamenti in famiglia, la durata della convivenza dopo il divorzio non incide sulla configurabilità del reato. Il reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi è configurabile nell’ipotesi in cui i maltrattamenti siano posti in essere dal marito nei confronti dell’ex moglie, non rilevando in sé e per sé la durata della convivenza tra i due dopo il divorzio, quanto piuttosto l’esistenza di una stabile relazione affettiva tra l’imputato e la persona offesa, relazione che ha creato reciproco affidamento e aspettative di assistenza, protezione e solidarietà (Cassazione penale, sez. VI, 22/02/2018,  n. 19868).

Maltrattamenti, tra marito e moglie la condotta assume maggiore gravità

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Avv. Marco TrasaccoIl legame di coniugio tra la vittima e l’aggressore implica un maggior disvalore della condotta lesiva, riposando il rapporto di coniugio sul valore morale, sociale e giuridico della qualità di coniuge per la quantità dei doveri che comporta ed in ciò trova giustificazione la contestazione di tale aggravante nel delitto di lesioni, autonomamente e pienamente configurabile, anche nel caso di concorso con un reato nei confronti di un familiare (Cassazione penale sez. V 10 aprile 2018 n. 27446).

Condannato per maltrattamenti il padre che colpisce il figlio con un mestolo di legno

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Avv. Marco Trasacco | La Cassazione ha confermato la condanna per il reato di maltrattamenti emessa nei confronti di un padre che aveva colpito il figlio con un mestolo di legno. Per i Giudici l’episodio non può essere classificato come “abuso dei mezzi di correzione” in quanto si tratta di un caso palese di “maltrattamenti in famiglia” (Cassazione, sentenza n. 26927/18, sez. VI Penale, dep. 12.06.18).

Continue discussioni e frequenti litigi davanti ai figli posso integrare il reato di maltrattamenti

Avv. Marco Trasacco | La Suprema Corte recentemente ha stabilito che il reato di cui all’art. 572 c.p. (maltrattamenti in famiglia) si può configurare “…anche nel caso in cui i comportamenti vessatori non siano rivolti direttamente in danno dei figli minori, ma li coinvolgano (solo) indirettamente quali involontari spettatori delle feroci liti e dei brutali scontri fra i genitori che si svolgano all’interno delle mura domestiche, cioè allorquando essi siano vittime di c.d. violenza assistita. La condotta di chi costringa minore, suo malgrado, a presenziare – quale mero testimone – alle manifestazioni di violenza, fisica o morale, è certamente suscettibile di realizzare un’offesa al bene tutelato dalla norma (la famiglia), potendo comportare gravi ripercussioni negative nei processi di crescita morale e sociale della prole interessata…” (Cass., VI pen., sent. n. 18833/2018).

Se c’è un figlio, il reato di maltrattamenti in famiglia può configurarsi anche tra ex conviventi

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Avv. Marco TrasaccoIn presenza di figli, anche le condotte successive alla cessazione della convivenza possono configurare il delitto di maltrattamenti in famiglia. Al reato di cui all’articolo 572 del codice penale, configurabile anche all’interno di una coppia di fatto, possono ricondursi, in presenza di figli comuni, anche le condotte poste in essere successivamente alla cessazione della convivenza, giusta la permanenza, in tale ipotesi e in capo agli ex conviventi, di reciproci doveri di rispetto, assistenza morale e materiale (Cassazione penale sez. VI 20 aprile 2017 n. 25498).